(pubblicaz. 1936/37)
autore ignoto
fornito da Marietta Bignone
L'abitato di Pra sorse intorno alla parrocchiale con il nome di Borghetto, mentre l'antica chiesa di San Pietro determino il nucleo di Fossato. Più tardi nel territorio di Borghetto sorse Palmaro e ancor più recentemente si ebbe Sapello L'industria marittima si sviluppò lungo il lido e gli speciali legni da trasporto detti <<pinchi>> nacquero a Pra. Nel 1815 era in fiore la costruzione di brigantini; in epoca sarda in un solo anno vi erano 11 bastimenti di grossa mole in costruzione (501, p. 177) e numerose industrie come cartiere, fabbriche di sapone, di corde, concerie di pelli e filande di lana e seta (501, p. 179).
Il litorale dell'ex-Comune di Pra è diviso in varie spiagge. cioè quella di Palmaro Carbone tra il rio San Giuliano e il rio della Madonnetta. quella di Palmato tra il suddetto rivo e il torrente Bránega, quella di Sapello tra Brànega e il rio Pontini, quella di Monticino tra il Pontini e il torrente Foce, quella di Pra tra il Foce e il Longarello, quella di Longarello o <<Ungarello>> secondo il Vinzoni (2816), tra questo rio e il rio Situ Michele, duella di San Michele tra questo stesso rivo e il forte del Castellúccio, quella di Castellúccio tra il forte omonimo e il rio Sant'Antonio e quella diSant'Antonio tra questo rivo e la punta di Pegli. A Pra, come a Voltri, la zona alluvionale, deposta in epoca storica dai torrenti locali, non fu notevole e il lido. via ma ristretto dai nuclei abitati, fu sempre di scarsa ampiezza (1903).
Allo sbocco del torrente Foce, nel 1818, si aveva una spiaggia più larga dell'attuale, mentre da una pianta fatta in occasione della costruzione del ponte sul Bránega (1359), si constata una demolizione dai 25 ai 30 metri, alla foce di questo torrente, nei confronti con oggi. La memorabile tempesta del Natale 1821 raggiungeva la via, che veniva rotta alla a <<Casa Bianca>> tra Pegli e Pra (2733). I1 3 gennaio 1840 il mare raggiungeva la scarpata del terrapieno. costruito allora alla Madonnetta e lo corrodeva assai (2370). L'autunno del 1810 fu ricco in precipitazioni e le piene dei torrenti, specialmente del Lungarello, asportarono i ponti (2211), ma in compenso la spiaggia si dilatò assai, specialmente a Palmaro Carbone, a Monticino e a Pra (417; 756; 1138, 1227 ; 2367; 2370). Sul finire dell'anno, si ebbero violente libecciate che infierirono al Castellúccio e si portarono contro la via (2228; 2510) e vari danni si ebbero l'anno successivo al Branega dove poi, il 27-28 febbraio 1843, i cavalloni oltrepassarono la strada e vennero corrose le scarpe con asportazione delle banchine per la lunghezza dì circa 250 metri (728). La planimetria Gandino del 1843 ed altre dello stesso anno (394; 501; 1929; 1930) mostrano stasi a Palmaro e uno lieve diminuzione a Pra.
Tutti i dati successivi. sino al 1860, pure nelle loro oscillazioni (388; 392; 437; 508; 531 ; 539; 1182; 1235; 1305; 1605; 1753; 1801 1802) mostrano tendenza alla stabilità. La costruzione della ferrovia a poca distanza dai mare non fu certamente conveniente, cosa maggiormente aggravata dal fatto che i materiali dì riempimento ai terrapieni furono presi alla spiaggia tra il Castellúccio e il Bránega, facendo delle cave estrattive, che, raggiunte dalle tempeste più furiose, determinarono un abbassamento del suolo arenoso. Specialmente dinanzi a Pra, presso il cantiere navale di Martino Tixi, si era fatta un'escavazione alla distanza di 10 metri dalla ferrovia, doveve riusciva ad arrivare il mare, in modo che nel 1857 in tal punto si era in uno stato assai precario (137). Il male si aggravava poi, perché, dal Castellúccio sino a 410 metri verso Pra, vi era permessa l'estrazione e gli interessati ne approfittavano in un modo enorme, depauperando la zona (437). Tuttavia, sino al 1860, non vi fu ancora uno stato d'allarme in tutto il lido del Comune di Pra.